Stamperia clandestina di Redarca

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  • Difficilmente questo è un luogo che può entrare in un itinerario turistico, eppure la voglia di ricordare, di ridare voce alla memoria, di rendere omaggio a chi ha sacrificato la propria vita per la libertà che oggi, troppo spesso, diamo per scontata, ha fatto sì che negli ultimi anni a questo sito, perduto nei boschi tra Lerici e Montemarcello, fosse restituita la sua dignità e il suo enorme valore storico e sociale.

    L’edificio è quello di una villa seicentesca, utilizzata come casino di caccia dai Conti Picedi Benettini ed oggi in totale stato di abbandono e di degrado. Ma il suo valore storico non risiede tanto nelle sue antiche origini o negli affreschi ottocenteschi che è ancora possibile vedere sulle pareti interne, quanto piuttosto nel ruolo che svolse durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Villa Volpara, meglio conosciuta come Villa del Fodo, durante la Resistenza antifascista, divenne infatti sede di una stamperia clandestina che lavorò costantemente, beffando i tedeschi, per oltre nove mesi, dal novembre del 1943 fino al 10 settembre 1944.

    Oggi i ragazzi delle scuole vengono accompagnati in questo luogo, mentre sempre più rare si fanno le testimonianze dirette di chi ha vissuto quei terribili momenti ed ha preso coraggiosamente parte alle battaglie per la Resistenza. Ma i soci dell’ANPI (Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia) possiedono ancora tutto l’entusiasmo e la forza di allora e con grande passione incantano i ragazzi con la storia che si fa avvincente come un romanzo e profonda come la verità. Il racconto prende avvio con la scelta del luogo, abbastanza vicino al centro di Lerici, ma sufficientemente appartato e nascosto dalla folta vegetazione del bosco, messa a disposizione dal suo proprietario, un liberale antifascista di Carrara. Prosegue poi con l’installazione della stamperia, per la quale fu necessario trasportare una macchina pesantissima “prelevata a Spezia e nascosta in un carro coperto di fieno trainato da un robusto cavallo. Giunta a destinazione, fu montata all’interno di una cisterna sotterranea nell’aia della villa, in modo tale che non se ne sentisse il rumore durante il funzionamento. Un partigiano stampava, l’altro sorvegliava.

    Qui si stamparono i volantini per lo sciopero generale del marzo del 1944 durante l’offensiva tedesco-fascista, ma ogni giorno uomini coraggiosi lavoravano segretamente per diffondere le idee di libertà dei motti partigiani.

    Il 10 settembre 1944 una pattuglia tedesca raggiunse la villa abbandonata, il partigiano di guardia riuscì a dare l’allarme e a far spegnere la macchina, in modo che i soldati non potessero sentire il rumore, disse di essere il guardiano e raccolse l’avvertimento della requisizione della villa prevista per la mattina successiva, per scopi militari. Nella notte l’attività fu abbandonata e possiamo solo immaginare lo stupore dei tedeschi quando il giorno seguente trovarono la grande macchina da stampa!

    Dal 1975 una targa affissa sull’edificio recita: “Qui alla Rocchetta nei lunghi silenzi clandestini, uomini semplici e coraggiosi, sfidando la rabbia nazifascista, diedero alle stampe nuove idee e affermarono nella storia la libertà di pensiero e la giusta democrazia chieste dalla resistenza”.

    Una tappa di fondamentale importanza dunque in un percorso di ricostruzione storica e di commemorazione della lotta contro il Nazi-fascismo, che insieme al Museo della Resistenza di Fosdinovo, vuole rendere il giusto tributo a tutti coloro che combatterono con coraggio e speranza. Un itinerario didattico anche per i più giovani, in cui all’educazione ambientale si possa aggiungere quella civica, legata alla storia del territorio.

  • Note aggiuntive sugli orari:
Gratuite:
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