Castello di Malnido

Tu sei qui

  • Siamo nel cuore dei territori Malaspina; su un promontorio roccioso alla confluenza dei fiumi Bagnone e Magra, il Castello di Malnido - e mai toponimo potrebbe parlare di più - difendeva ‘Villa franca’, tappa di gran transito per merci e persone lungo quel tratto della Via Francigena che dal Passo della Cisa portava al mare. 

    Sebbene la sua fondazione risalga alla costruzione del primo mastio difensivo all’inizio del XII secolo, la sua trasformazione in castello e dimora signorile ebbe inizio nella prima metà del XIII secolo ad opera del ramo dello Spino Secco dei Malaspina che avevano eletto Mulazzo a propria capitale e mantenuto intatto il feudo di Villafranca, reso feudo autonomo nel 1355 da Francesco Malaspina e tappa tra le più strategiche per il controllo dei traffici commerciali lungo la Via Francigena. 

    Dopo un breve intervallo genovese con l’invasione del marchesato ad opera della famiglia dei Campofregoso, il Castello visse la sua stagione d’ora nel XVI secolo con una serie di interventi di ristrutturazione e ampliamento alla struttura fortificata che ormai ospitava la sede del governo feudale, la residenza signorile , gli uffici della dogana e il posto di guardia con le carceri. Il declino del castello ebbe inizio poco dopo, nel XVII secolo ma fu l’editto di Chabot, che nel 1797 dichiarava la morte del feudalesimo, a scardinare le condizioni politiche che permettevano ai Malaspina e agli altri signori di mantenere in vita il sistema dei castelli. Molti furono abbandonati per mancanza di fondi, alcuni furono svenduti, altri furono ridotti a rimesse, altri a condomini; il tracollo fu inesorabile. Il Castello di Malnido resse il colpo, grazie alla tenacia del suo ultimo signore, Tommaso Malspina che pur di non perderlo, ne cedette alcune quote ad altre famiglia.

    La costruzione nel XIX secolo della ferrovia Parma - La Spezia, a scellerato ridosso dell’ingresso principale, il terremoto del 1920 e lo scoppio della seconda Guerra Mondiale con le pesanti incursioni aeree del 1944 decretano la definitiva sfortuna del Castello di Malnido. Come racconta Germano Cavalli nei Quaderni dell’Associazione Manfredo Giuliani, una volta finita la guerra, i proprietari, piuttosto che ricostruire il castello, preferirono vendere le ‘perizie’ a privati cittadini; la sua cubatura fu frazionata e venduta a tanto al metro cubo per permettere a terzi di riparare o costruire ex novo altre abitazioni. Il colpo di grazia era stato inflitto. 

  • Note aggiuntive sugli orari:
Gratuite:
visita

Potrebbe interessarti