Castello del Piagnaro

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  • In Lunigiana, così come in altre aree montane, i tetti erano comunemente ricoperti di lastre di pietra arenaria. Qui si chiamano piagne e il loro uso è attestato fin dal medioevo, quando il loro impiego venne imposto per legge; ne parlano già gli statuti di Ponzanello nel 1259 che esortavano alla sostituzione della paglia e del legno per ovviare al frequente pericolo di incendi. Sarà l’arrivo della ferrovia alla fine dell’Ottocento e la costruzione delle prime fornaci con la conseguente produzione di tegole, a ridurne piano piano l’uso. 

    CIVILTÀ DELL'ARENARIA

    Che l’arenaria però sia sinonimo di Lunigiana è certo: dalle Statue Stele di epoca preistorica in poi, tutto è arenaria; allo stesso modo è indubbia l’importanza delle piagne nell’impianto architettonico dei borghi lunigianesi. Il Castello del Piagnaro, con il Sommoborgo cresciutogli a ridosso, ne sono forse il più spettacolare esempio. Ed è il toponimo stesso a renderne conto: sappiamo che già nel 1329 gli Annali Parmensi la descrivono come una fortezza ‘que dicitur Pianorium’.

    Appendice fortificata che si allunga dal borgo di Pontremoli verso l’Appennino, il Castello ‘delle piagne’ controllava i valichi di montagna che aprivano le porte alla Val di Magra. Non è senza ragione che condottieri e imperatori abbiano sempre cercato di controllarlo; Enrico V nel 1110, durante la sua discesa a Roma dovette espugnarlo, Federico II in una lettera del 1247 al figlio descrive il borgo come chiave e porta della Toscana; Carlo VIII, sul finire del XV secolo, lo devastò e nonostante si fosse dichiarato comune libero già nel XII secolo, Pontremoli passò di mano in mano fino al 1650 quando fu ceduta al Granducato di Toscana. Nel frattempo era stato feudo dei Fieschi, sotto il controllo degli Spagnoli - tra il 1500 e il 1600 - e dei Genovesi dal 1647 al 1650. 

    A raccontarne la storia, è la stessa architettura: edificato originariamente nell’XI secolo, conserva una cortina difensiva tardo medievale, un mastio alto venti metri che data al XV secolo, locali per l’alloggio di una guarnizione di 25 uomini risalenti al XVIII secolo - l’ultimo cannone fu donato nel 1790 dal Granduca Pietro Leopoldo al Comune per fonderne il bronzo e trasformarlo nella campana civica -, uno stemma mediceo che accoglie all’ingresso, prigioni al primo piano - dove sono visibili ancora dei rudimentali servizi igienici - appartamenti civili ricavati nei piani alti nel corso del Novecento. Un tempo considerato quasi un ghetto per i poveri, dal 1975 è sede del Museo delle Statue Stelle, oggi in via di ristrutturazione.

    Una storia stratificata che non indebolisce la bellezza austera e compatta della fortificazione. In viaggio in Lunigiana, una visita al Castello del Piagnaro è obbligatoria. 

  • Note aggiuntive sugli orari:
    Il Castello è aperto solo su prenotazione.
Pagamento:
visita guidata

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